the strangest thing of all / la più strana delle cose

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There’s a thing in this world, stranger than any other thing. Not because of its uniqueness, it actually is so common you might fall in the trap of using it as a standardised reference upon which to compare and judge all of the other things. No, this thing is strange because of the ways it acts, moves, breeds and expands. It is fluid despite being stiffen. It is subtle despite being loud. It is bad despite being what you’ve always been doing your whole life. We shall call this thing the whicismalaight.

The whicismalaight is the reason I started this blog, so, amongst its fluidity, it can also find the form of a motivational coach somehow.

Nah, not really, stupid joke.

Me, myself and I, like many other egos, have been told, since pre-natal age, that the thing was part of what we were, are and will always be. Even if we were nothing yet, even if we had the potential to be so many other things, even if that thing is just one in a universe of possibilities. One of the main darkest feature of the strangest of the things is its ability to stand there, high and tall, hovering over your head, as your one and only black monolith, covering any other differently shaped possibility. You got no choice. There is no other path. This is the truth.

Whicismalaight. Whicismalaight. Whicismalaight.

This thing doesn’t even generally like to be called some thing. Since it is THE thing, everywhere and nowhere, we shouldn’t really need to name it, since by naming it we are moulding it, and by moulding it we are giving flesh to a god-like entity. And once we physically perceive something’s own existence, we can analyse it, categorise it, study it, deconstruct it and revolutionise it. This thing doesn’t like being put in a box, it actually has a weird relationship with boxes. Because of it, we tend to classify the other things following a specific hierarchy, which falls apart and gives us very a bad skin reaction the moment an alien phenomenon disrupts its fragile system. It likes boxes only as far as they are the boxes it decides to use. It is THE BOX your box. No other boxes before it. Do not take the box’s name in vain.

Whicismalaight. Whicismalaight. Whicismalaight.

This thing tends to survive and procreate by feeding on things that don’t exist.Take for example the tyranny of the politically correct. We all know that there isn’t such a thing, right? We live in a world where the 1% capitalise over the self-destructive behaviour of the 99%. We constantly experience oppression, directly or indirectly, we see them, we don’t notice them, we’re fine with them. We know that, if you belong to an out-of-the-boxes box, you have to pay double attention to where you are and what you are doing. And if your out-of-the-boxes box intersects with other out-of-the-boxes box, well, “life ain’t easy” might sound like a euphemism. I mean, it is literally impossible we wouldn’t know about all of these things, especially if we have access to the internet, right? Yet, the thing stranger than any other thing manages to make us all think otherwise. It easily tricks us into believing we live into the best virus-free possible world we could ever live in and that whoever says otherwise is just a wanker. Patriarchy? Capitalism? Racism? Transphobia? Ableism? These are all made-up stories perfect for punchlines. And so the thing pushes us to laugh about them, to make joke after joke after joke because this is the way to free ourselves from the chain of the politically correct. Because we are free of not wearing masks. We are free to make rape jokes. We are free to hate.

Whicismalaight. Whicismalaight. Whicismalaight.

And so this thing is like a global pandemic. We might tell ourselves it doesn’t exist, yet people die every day because of it. We might want to joke about it, yet our words are disrespectful towards the drama of many, perpetrating their pain rather than supporting their healing. We might think that it is all about ourselves, that we’re the true victims in a world made of complainers, yet this is only another shape the thing takes in order to blind us from anyone else’s sufferings. We might feel the new generation is made of useless lazy idiots, but it is scientifically proven the thing spread faster in a geriatric environment and that, the closer we are to neoliberal and neoclassical thoughts, the better the thing nest in our hearts. Hearts we still claim to have even though we clearly lost many moons ago. We lost them in favour of the strangest of the things. Which it is a bit strange per se if you think about it, is it not? Calling ourselves human while bartering our humanity for the most inhuman behaviours. Empty shells with void laughs.

At least, we got our weekends to look forward to.

P.S.: cover and title inspired by this amazing video essay.


ITA

C’è una cosa in questo mondo, più strana di qualsiasi altra cosa. Non a causa della sua unicità, in realtà è così comune che potresti cadere nella trappola di usarlo come riferimento standardizzato su cui confrontare e giudicare tutte le altre cose. No, questa cosa è strana per il modo in cui agisce, si muove, si riproduce e si espande. È fluido nonostante sia irrigidito. È sottile nonostante sia rumoroso. È brutto nonostante sia quello che hai sempre fatto per tutta la tua vita.

Chiameremo questa cosa il biacismachero.

Il biacismachero è il motivo per cui ho aperto questo blog, quindi, nella sua fluidità, può trovare in qualche modo anche la forma di un coach motivazionale.

No, lasciamo perdere, battuta stupida.

A me, me stesso e me medesimo, come a molti altri ego, è stato detto, sin dall’età prenatale, che la cosa faceva parte di ciò che eravamo, siamo e saremo sempre. Anche se non eravamo ancora nulla, anche se avevamo il potenziale per essere tante altre cose, anche se quella cosa è solo una in un universo di possibilità. Una delle principali caratteristiche più oscure più strana delle cose è la sua capacità di stare lì, alto e prominente, al di sopra della tua testa, come fosse il tuo unico monolite nero, coprendo qualsiasi possibilità di forme differenti. Non hai scelta. Non c’è altro percorso. Questa è la tua unica verità.

Biacismachero. Biacismachero. Biacismachero.

Questa cosa non ama nemmeno essere chiamata qualcosa in generale. Poiché essa è LA cosa, ovunque e in nessun luogo, non dovremmo davvero aver bisogno di nominarla, poiché nominandola la plasmiamo e plasmandola diamo carne a un’entità simile a un dio. E una volta che percepiamo fisicamente l’esistenza di qualcosa, possiamo analizzarla, classificarla, studiarla, decostruirla e rivoluzionarla. Questa cosa non ama essere messa in una scatola, in realtà ha una strana relazione con le scatole. Per questo motivo, tendiamo a classificare le altre cose seguendo una gerarchia specifica, che cade a pezzi e ci dà una reazione cutanea molto negativa nel momento in cui un fenomeno alieno sconvolge il suo fragile sistema. Gli piacciono le scatole solo nella misura in cui sono le scatole che decide di utilizzare. Esso è LA SCATOLA tua scatola. Non avrai altra scatola al di fuori di esso. Non nominare il nome della scatola invano.

Biacismachero. Biacismachero. Biacismachero.

Questa cosa tende a sopravvivere e a procreare nutrendosi di cose che non esistono.

Prendiamo ad esempio la tirannia del politicamente corretto. Sappiamo tutti che non esiste una cosa del genere, giusto? Viviamo in un mondo in cui l’1% capitalizza sul comportamento autodistruttivo del 99%. Sperimentiamo costantemente l’oppressione, direttamente o indirettamente, la vediamo, non la notiamo, ci sta bene. Sappiamo che, se appartieni a una scatola fuori dagli schemi, devi prestare doppia attenzione a dove sei e cosa stai facendo. E se la tua scatola fuori dagli schemi si interseca con altre scatole fuori dagli schemi, beh, “la vita non è facile” potrebbe suonare come un eufemismo. Voglio dire, è letteralmente impossibile non essere a conoscenza di tutte queste cose, specialmente nel caso in cui abbiamo accesso a Internet, giusto? Eppure, la cosa più strana di ogni altra cosa riesce a farci pensare diversamente. Ci inganna facilmente facendoci credere di vivere nel migliore dei mondi privi di virus possibile in cui potremmo mai vivere e che chiunque dica il contrario è solo un segaiolo. Patriarcato? Capitalismo? Razzismo? Transfobia? Abilismo? Queste sono tutte storie inventate perfette per le barzellette. E così la cosa ci spinge a ridere di loro, a fare battuta dopo battuta dopo battuta perché questo è il modo per liberarci dalla catena del politicamente corretto. Perché siamo liberi di non indossare maschere. Siamo liberi di poter scherzare sullo stupro. Siamo liberi di odiare.

Biacismachero. Biacismachero. Biacismachero.

E quindi questa cosa è come una pandemia globale. Potremmo dirci che non esiste, eppure le persone muoiono ogni giorno a causa di ciò. Potremmo scherzarci sopra, ma le nostre parole sono irrispettose nei confronti del dramma di molti, perpetrando il loro dolore piuttosto che sostenere la loro guarigione. Potremmo pensare che sia tutto riguardo noi stessi, che siamo le vere vittime in un mondo di noiosi polmici, ma questa è solo un’altra forma che la cosa prende per accecarci dalle sofferenze di chiunque altro. Potremmo credere che la nuova generazione è fatta di inutili idioti pigri, ma è scientificamente provato che la cosa si diffonde più velocemente in un ambiente geriatrico e che, più siamo vicini a pensieri neoliberali e neoclassici, maggiori sono le possibilità che la cosa possa annidardi nei nostri cuori. Cuori che affermiamo ancora di avere nonostante averli chiaramente persi molte lune fa. Li abbiamo persi a favore della più strana delle cose. Il che è un po ‘strano di per sé se ci pensate, non è vero? Definirci umani barattando la nostra umanità per i comportamenti più disumani. Gusci vuoti con risate vuote.

Per fortuna che abbiamo i fine settimana da poter aspettare con impazienza.

P.S.: copertina e titolo ispirati da questo fantastico video-saggio.

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